Formiche.net

18 Giugno 2015

 

Renzi fuoriclasse, mentre la segreteria del Pd non tanto…

 

L'intervento di Simone Valiante, portavoce di AmiciDem (area popolare e della sinistra riformatrice del PD)

 

Matteo Renzi è un fuoriclasse ma la segreteria del Partito democratico non è all’altezza del suo segretario. Non è in grado di premiare la meritocrazia e la militanza.

La maggior parte dei componenti della segreteria del Partito democratico sono comparse sbiadite e, qualche volta, anche caricaturali. Lorenzo Guerini è solo nel cercare di mantenere l’unità del partito e assicurare un Pd forte, in grado di supportare la leadership più forte espressa oggi dal centro sinistra in tutta Europa. E allora? Ci vuole più collegialità, coinvolgimento di figure nuove, politicamente più solide, e capacità di fare squadra. In questo senso è da salutare con favore l’elezione di Ettore Rosato a nostro capogruppo a Montecitorio.

Se la musica non cambia Renzi avrà difficoltà sempre maggiori nella sua opera di costruzione del partito sia a Roma che sui territori.

Le difficoltà si sono già viste nella costruzione delle liste elettorali, a tutti i livelli. Siamo passati da una storica, scivolosa, ‘diversità morale’ della sinistra, a una serie di casi di impresentabili, alcuni dei quali evitati grazie all’intervento puntuale di alcuni di noi in fase di costruzione delle liste.

I risultati elettorali ci dicono che per il Pd non è tutto rose e fiori. Bene, è quanto sostenevamo in tempi non sospetti, quando i cori dei tifosi erano assordanti, e la piaggeria si sprecava. Ebbene, con la stessa onestà intellettuale non si può adesso dare una rappresentazione artefatta del risultato elettorale.

E soprattutto la risposta del nostro partito non può essere ‘torniamo indietro’ perché ciò significherebbe inevitabilmente restare in mezzo al guado.

Renzi ha ragione quando dice qualcosa che abbiamo sempre sostenuto con Beppe Fioroni e tanti altri amici: l’Italia è un Paese moderato, le elezioni si vincono al centro. Qual è, d’altro canto, l’esperienza britannica, faro di modernità della sinistra europea? La strada d’innovazione intrapresa da Blair era vincente, con Gordon Brown e Miliband sono arrivate le sconfitte e oggi nel Regno Unito Tony Blair è ancora una volta l’uomo politico capace di indicare al Labour Party la strada di un’alternativa possibile ai conservatori di David Cameron.

Negli anni, il Partito democratico ha perso tempo con l’economia del gambero: un passo avanti e due indietro. Non avrebbe senso proseguire inseguendo posizioni oltranziste, ideologicamente arretrate. Ciò, tuttavia, non significa rinunciare alla regola principe del consenso: la politica, ove possibile, deve unire, non dividere.

Ma noi non dobbiamo avere l’obiettivo di soddisfare Maurizio Landini, bensì gli elettori italiani. Possibilmente, come accaduto alle europee, andando oltre i confini tradizionali della sinistra.

 Simone Valiante

* portavoce di AmiciDem, area popolare e della sinistra riformatrice del PD

Online nuovo Taccuino di AmiciDem con interventi di Chiamparino, Rubinato, Valiante sulle riforme

 

“Le riforme del Pd cambiano l’Italia” è il titolo del nuovo “Taccuino” di AmiciDem, area popolare e della sinistra riformatrice del Pd. Il paper digitale è il secondo numero della collana, diretta da Giuseppe Fioroni e Luciano Agostini, pensata per divulgare temi di attualità tra militanti, elettori e opinione pubblica, presenta i contenuti delle riforme istituzionali e gli interventi di Simonetta Rubinato (deputata veneta del Pd), Sergio Chiamparino (presidente della regione Piemonte) e Simone Valiante (portavoce di AmiciDem). 

 

Nella pubblicazione, Valiante sottolinea: “La necessità di fare riforme in tempi certi nasce solo e soltanto dalla consapevolezza che fare le riforme, presto e bene, è indispensabile per recuperare credibilità tra i cittadini e nelle Istituzioni internazionali, a partire da quell’Europa alla quale vogliamo far cambiare verso, per andare oltre l’austerità e il rigore. Per chiedere all’Europa di cambiare dobbiamo dimostrare, infatti, di essere cambiati noi e di voler continuare a cambiare. È l’insegnamento anche del campione del riformismo che può vantare il partito democratico, il presidente Giorgio Napolitano, cui dedichiamo anche questa edizione dei Taccuini. Lui che, come abbiamo detto recentemente, meriterebbe di ricevere il Nobel per la Politica, ci insegna il valore di un riformismo autentico, genuino, coraggioso ma sempre condotto a servizio del popolo, coniugato con esso. Il tempo dei buoni propositi ormai è scaduto. C’è solo da rimboccarsi le maniche e portare a casa risultati”. 

 

Per Simonetta Rubinato, occorrerà presto affrontare la questione delle autonomie locali: “la soluzione è rafforzare il regionalismo differenziato di cui parla, tra gli altri, il professor Cassese”. Secondo la parlamentare veneta del partito democratico, infatti, “Non vi è nessuna garanzia che dal centro si gestisca in modo più efficiente una competenza: lo dimostra chiaramente il raffronto tra la sanità (che gestita dalle regioni è tra le migliori al mondo) e quello della giustizia (gestita dallo Stato con risultati quasi fallimentari nei confronti internazionali). Quello di cui abbiamo bisogno è piuttosto riprendere un serio percorso autonomistico, perché un assetto regionalista è l'ordinamento più consono ad una comunità politica organizzata nell'ambito di un processo di integrazione europea e di un sistema di economia internazionalizzata nel quale i compiti dello Stato crescono sul versante esterno delle negoziazioni internazionali ed europee e si riducono su quello interno, dove prevalentemente dovrebbero essere volti alla funzione perequativa tra territori e di monitoraggio del rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni, con possibili poteri sostitutivi”. 

 

Chiamparino sottolinea un pregio della riforma voluta dal premier Renzi e dal ministro Boschi: “L’attuale riforma ha dunque il merito di suddividere le materie attribuendole in modo puntuale a uno o all’altro dei due livelli.  Resta però il fatto – prosegue il governatore del Piemonte – che molte materie, come Sanità o Ambiente, ma anche le Infrastrutture con il loro impatto sul territorio, ancorché attribuite in modo esclusivo alle Regioni non possono essere considerate come compartimenti stagni. Il punto di vista prevalente deve essere infatti quello dell’interesse dei cittadini e dell’efficacia dei servizi collegati ad una data materia, non quello di una lotta fra poteri dello Stato”. 

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AmiciDem presenta il “Taccuino” dedicato alla scuola

AmiciDem, area popolare e della sinistra riformatrice del PD, presenta il primo dei suoi “Taccuini”, dedicato al tema dell’educazione. “Si chiama #labuonascuola il primo dei nostri paper digitali gratuiti – spiega il portavoce di AmiciDem, il parlamentare Pd Simone Valiante – ma è solo il primo di una lunga serie. I ‘Taccuini’ sono una collana editoriale diretta dai colleghi Giuseppe Fioroni e Luciano Agostini che punta a vivacizzare il confronto interno al partito democratico offrendo spunti di riflessione sui diversi argomenti di attualità politica e culturale nazionale. Il nostro primo taccuino – spiega ancora Valiante – si avvale dei contributi dell’ex ministro dell’Istruzione, Beppe Fioroni, del direttore del settimanale ‘Tempi’, Luigi Amicone, della deputata Simona Malpezzi (già responsabile Scuola del PD) e della senatrice Laura Fasiolo”.Nell’introduzione al paper, Valiante cita Gramsci sul tema della libertà educativa: “dobbiamo essere propugnatori della scuola libera, della scuola lasciata all’iniziativa privata e ai comuni. La libertà della scuola è indipendente dal controllo dello Stato”.



“Mi auguro – afferma Fioroni nel suo intervento – che l'ottima introduzione del merito non sia solo autofinanziata ma goda di risorse aggiuntive e possa contare su una valutazione oggettiva realizzata da un nucleo di valutazione esterno. Altro pilastro per il merito è poter contare su risorse coerenti per l'aggiornamento professionale e la riqualificazione fatta in presenza, che sono indispensabili per quei professionisti che devono trasmettere ai nostri figli oltre alle competenze anche un metodo di studio”.

Per Simona Malpezzi, “La Buona scuola è un progetto ampio e complesso che si prefigge l’obiettivo ambizioso di riformare la scuola dopo anni in cui si è proceduto a tentoni senza avere in mente alcun disegno complessivo e con il solo scopo di tagliare le risorse, già esigue, per esigenze di bilancio. Solo qualche anno fa con la legge 133/2008 venivano sottratti alla scuola 8 miliardi di euro. Un taglio lineare che ha messo a rischio la sopravvivenza stessa dell’istruzione pubblica nel nostro Paese indebolendo l’obbligo costituzionale di garantire agli studenti e alle loro famiglie un’istruzione di qualità. Anni in cui è stata trascurata del tutto la continuità didattica, gli investimenti per formazione e innovazione, la qualità dell’offerta formativa”.

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