Michele Emiliano pensa al Congresso Pd. La tentazione di guidare il fronte anti-renziano nel 2017.

Barbara Acquaviti, L'Huffington Post - 26 gennaio 2016

Dei loro scontri sono piene le cronache politiche degli ultimi mesi. I più recenti motivi del contendere: la campagna anti-trivelle e la questione Ilva. Prima era stata la “buona scuola”. In alcuni casi la polemica si è giocata nei rispettivi ruoli istituzionali di premier e governatore, in altri di segretario nazionale e pugliese del Pd. Renzi versus Emiliano.

Una sfida che potrebbe culminare alla fine del 2017 in una contesa per la conquista della segreteria. Sono in molti, infatti, nel fronte anti-renziano del Pd a guardare all’ex magistrato. Dal suo staff negano che il governatore stia lavorando a questo obiettivo: d’altra parte è stato eletto alla guida della regione Puglia meno di un anno fa e (al momento) preferisce restare concentrato sulle questioni locali.

Eppure, il Governatore pugliese non si lascia sfuggire alcuna occasione per fare il controcanto al premier né rifugge le ribalte nazionali, dove impersona il ruolo di paladino del Sud che combatte contro la scarsa attenzione del governo. Ed è proprio di Meridione che è chiamato a parlare il 3 febbraio, quando sarà ospite alla Camera di uno degli appuntamenti della “Festa democratica dell’amicizia”, seconda edizione di una serie di incontri promossi da AmiciDem, componente del Pd che fa riferimento a Beppe Fioroni e che nel mondo renziano ha come ufficiale di collegamento il vice segretario, Lorenzo Guerini.

Quello con Emiliano è sicuramente l’appuntamento centrale di tutta la rassegna di incontri che toccherà quattro regioni del Sud e che si concluderà il 27 febbraio in provincia di Salerno. Per chi guarda con fiducia a una sua scalata al partito, si tratta della prima di una serie di tappe di ricerca del consenso all’interno delle varie correnti del Pd.

“Un centrosinistra a prova di Mezzogiorno” è il titolo del dibattito con Emiliano che si terrà presso la sala stampa di Montecitorio alle 14.30. “Da questo incontro mi aspetto che emerga un modo per aiutarci a costruire un pluralismo che possa essere utile al Pd”, spiega Simone Valiante, deputato e portavoce di Amicidem. “Le posizioni di Emiliano, a volte anche rudi e combattive, possono – aggiunge – dare una mano al Sud e al partito. Renzi deve capire la necessità di costruire un campo più ampio per valorizzare queste intelligenze”.

La corsa verso la segreteria è ancora lunga, ma chi ha avuto modo di parlare con Emiliano si dice sicuro che stia coltivando ambizioni nazionali. In Puglia, d’altra parte, ha sempre fatto partita a sé e quando ha vinto le regionali ci ha tenuto a sottolineare di non dover ringraziare nessuno. “Nemmeno Renzi che qui – aveva detto - non si è visto”.

Di certo, si sprecano le occasioni in cui punzecchia il premier, anche mentre si occupa di questioni locali. Come ha fatto appena tre giorni fa in occasione della presentazione alla stampa del bilancio preventivo regionale, quando, rispondendo a una domanda sui rapporti con il governo, ha detto: “Io penso che sia molto più facile cambiare le cose coinvolgendo le persone. Probabilmente il presidente del Consiglio pensa che sia più facile cambiare le cose tirando dritto”. E che dire del tweet che gli ha dedicato a Capodanno? Un augurio di “un anno fantastico per te e l’Italia”, con una piccola appendice velenosa: “Gli auguri al presidente a Capodanno sono doverosi, poi domani ricomincio”. D’altra parte è stato lo stesso governatore, in un’intervista del 15 dicembre sul “Fatto quotidiano” a confidare: Renzi “non lo sento più: non ho più la possibilità di parlargli neanche per il mio ruolo istituzionale. Lui è risentito con me”.

 

“Le riforme del Pd cambiano l’Italia” è il titolo del nuovo “Taccuino” di AmiciDem, area popolare e della sinistra riformatrice del Pd. Il paper digitale è il secondo numero della collana, diretta da Giuseppe Fioroni e Luciano Agostini, pensata per divulgare temi di attualità tra militanti, elettori e opinione pubblica, presenta i contenuti delle riforme istituzionali e gli interventi di Simonetta Rubinato (deputata veneta del Pd), Sergio Chiamparino (presidente della regione Piemonte) e Simone Valiante (portavoce di AmiciDem). 

 

Nella pubblicazione, Valiante sottolinea: “La necessità di fare riforme in tempi certi nasce solo e soltanto dalla consapevolezza che fare le riforme, presto e bene, è indispensabile per recuperare credibilità tra i cittadini e nelle Istituzioni internazionali, a partire da quell’Europa alla quale vogliamo far cambiare verso, per andare oltre l’austerità e il rigore. Per chiedere all’Europa di cambiare dobbiamo dimostrare, infatti, di essere cambiati noi e di voler continuare a cambiare. È l’insegnamento anche del campione del riformismo che può vantare il partito democratico, il presidente Giorgio Napolitano, cui dedichiamo anche questa edizione dei Taccuini. Lui che, come abbiamo detto recentemente, meriterebbe di ricevere il Nobel per la Politica, ci insegna il valore di un riformismo autentico, genuino, coraggioso ma sempre condotto a servizio del popolo, coniugato con esso. Il tempo dei buoni propositi ormai è scaduto. C’è solo da rimboccarsi le maniche e portare a casa risultati”. 

 

Per Simonetta Rubinato, occorrerà presto affrontare la questione delle autonomie locali: “la soluzione è rafforzare il regionalismo differenziato di cui parla, tra gli altri, il professor Cassese”. Secondo la parlamentare veneta del partito democratico, infatti, “Non vi è nessuna garanzia che dal centro si gestisca in modo più efficiente una competenza: lo dimostra chiaramente il raffronto tra la sanità (che gestita dalle regioni è tra le migliori al mondo) e quello della giustizia (gestita dallo Stato con risultati quasi fallimentari nei confronti internazionali). Quello di cui abbiamo bisogno è piuttosto riprendere un serio percorso autonomistico, perché un assetto regionalista è l'ordinamento più consono ad una comunità politica organizzata nell'ambito di un processo di integrazione europea e di un sistema di economia internazionalizzata nel quale i compiti dello Stato crescono sul versante esterno delle negoziazioni internazionali ed europee e si riducono su quello interno, dove prevalentemente dovrebbero essere volti alla funzione perequativa tra territori e di monitoraggio del rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni, con possibili poteri sostitutivi”. 

 

Chiamparino sottolinea un pregio della riforma voluta dal premier Renzi e dal ministro Boschi: “L’attuale riforma ha dunque il merito di suddividere le materie attribuendole in modo puntuale a uno o all’altro dei due livelli.  Resta però il fatto – prosegue il governatore del Piemonte – che molte materie, come Sanità o Ambiente, ma anche le Infrastrutture con il loro impatto sul territorio, ancorché attribuite in modo esclusivo alle Regioni non possono essere considerate come compartimenti stagni. Il punto di vista prevalente deve essere infatti quello dell’interesse dei cittadini e dell’efficacia dei servizi collegati ad una data materia, non quello di una lotta fra poteri dello Stato”. 

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